La nuova impresa: Planitars il pianeta degli artisti italiani

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In questi ultimi mesi ho fatto partire una nuova avventura: Planitars, il pianeta degli artisti italiani. Dipinti, quadri, sculture, disegni, fotografia, opere realizzate con nuovi media, da poter acquistare online nella completa trasparenza e completezza di informazioni.

www.planitars.com menu
http://www.planitars.com menu

Planitars è la prima piattaforma per la vendita online di opere d’arte di artisti emergenti italiani accuratamente selezionati sulla base del curriculum e della qualità delle opere. La valutazione è avvenuta considerando l’età, il percorso artistico già intrapreso e la ricerca artistica condotta dall’artista, con il consiglio anche di alcuni curatori, in primis Chiara Canali e Niccolò Bonechi, che mi hanno accompagnato anche al talk di presentazione di Planitars il 23 gennaio a SetUp ArtFair, la giovane fiera indipendente di arte contemporanea di Bologna.

Su questo blog abbiamo visto come si valuta il prezzo delle opere di artisti conosciuti e come sia difficile stimare il valore di opere di autori non noti o di opere di cui è dubbia l’autenticità. Senza informazioni certe sulla provenienza dell’opera è spesso difficile se non impossibile riuscire a stimarne il valore, se da lontano ancora di più. Nel mercato online uno dei fattori critici determinanti per il successo di una vendita è proprio la sicurezza dell’autenticità dell’opera. Planitars supera questo problema offrendo un’ampia scelta di opere di autori viventi. Sono gli stessi artisti a caricare le opere per la vendita ed è possibile conoscere la regione da cui provengono, la loro storia, biografia e testi critici sulla loro ricerca.

Pagina artista su Planitars. Nella foto Laurina Paperina e parte del suo curriculum
Pagina artista su Planitars. Nella foto Laurina Paperina e parte del suo curriculum

Le collezioni online curate da me e dai guest curators offrono un ulteriore orientamento tra le opere e gli autori, creando delle vere e proprie mostre online. 45 sono i primi artisti presentati nella piattaforma, ma ne saranno selezionati ancora continuamente. Pittura, scultura, fotografia, disegni e incisioni sono le opere tra cui si può scegliere, in un range di prezzi accessibili da circa 200 euro a un massimo di circa 5.000 euro.

Questa è la fascia di prezzo che genera circa il 70% delle vendite d’arte all’asta, dove si possono trovare quasi esclusivamente stampe o opere di autori famosi, ma in copie di edizioni limitate. Con lo stesso prezzo si può, invece, acquistare su Planitars un’opera originale, anche una grande tela, di un artista emergente che vanta un curriculum promettente per le sue future rivalutazioni.

Lorenzo Di Lucido, Omissis, 2012, olio su tela, 140x100 cm, opera pubblicata in catalogo. Prezzo: 2.000,00 euro
Lorenzo Di Lucido, Omissis, 2012, olio su tela, 140×100 cm, opera pubblicata in catalogo. Prezzo: 2.000,00 euro

In questa fascia di prezzo, al di fuori di Planitars, si può trovare anche l’artista locale o l’artigiano, per questo è difficile sapersi orientare se non si conosce bene il sistema dell’arte italiano, i critici d’arte, i premi e le gallerie che creano valore. Abbiamo perciò compiuto un’accurata e rigida selezione di opere e artisti riconosciuti a livello nazionale, inclusi alcuni già a livello internazionale, in modo da garantire la massima qualità in questa fascia di mercato che consente di effettuare degli investimenti in arte a rischio pari quasi a zero.

Marco Pariani, Duecentoventinove, 2014, tecnica mista su tela, 141x141 cm
Marco Pariani, Duecentoventinove, 2014, tecnica mista su tela, 141×141 cm Prezzo: 2.806,00 euro

Ricordiamo che l’83% della motivazione all’acquisto di un’opera è data dal fattore emozionale. Perciò una volta acquisita la fiducia su Planitars, a voi la scelta dell’opera che più vi attira: www.planitars.com Nello shop online potete filtrare la ricerca per una miriade di fattori: prezzo, tecnica (categoria, supporto, materiali), colore, dimensioni, formato, soggetto e stile.

Ogni opera è acquistabile online in modo totalmente sicuro tramite il conto paypal, carta di credito, sempre nel circuito paypal, o bonifico bancario e vi sarà spedita a casa o in ufficio con spedizione assicurata. Planitars offre la forma soddisfatti o rimborsati. Nel caso in cui l’opera non riscontri le vostre aspettative potete riconsegnarla e vi sarà totalmente rimborsata.

Per consigli sugli acquisti potete sempre contattarmi qui su bellezzedarte@gmail.com o scrivere a advisor@planitars.com.

Di seguito una galleria fotografica della serata del 23 gennaio a SEtUp ArtFair a Bologna, dove è stato presentato Planitars al pubblico per la prima volta:

I vincitori dell’Art Contest di Officinegreen: Giovanni Canova, Fatma Ibrahimi e Giulia Martini

Giovanni Canova, Riflessi-oni, 2014

Si è conclusa ieri, domenica 6 luglio, la seconda edizione di Officinegreen, il festival degli stili di vita sostenibili, in Villa a Caldogno (VI), con la premiazione del vincitore dell’Art Contest e due menzioni speciali da parte della giuria.

Il tema del contest di questa edizione è “Noi siamo quello che mangiamo. Nutrimento tra corpo e anima”. La citazione del filosofo Feuerbach è un invito a riflettere su quanto quello che mangiamo influenzi il nostro benessere fisico, mentale, emozionale e spirituale e su quanto siamo consapevoli degli sprechi e delle nostre scelte nutritive. Inoltre, il cibo non è l’unica fonte, ma vi sono ben altri bisogni e valori che alimentano la nostra vita e che creano l’identità dell’uomo. Il tema è in linea con l’attualità dell’“anno europeo contro gli sprechi alimentari”, così come definito dall’Unione Europea.

Giovanni Canova, Riflessi-oni, 2014
Giovanni Canova, Riflessi-oni, 2014

Il primo premio del contest “Noi siamo quello che mangiamo” va a Giovanni Canova, scultore di formazione e indagatore di diversi media, con l’opera Riflessi-oni, 2014, installazione di due grandi specchi in vetro dove sono impresse le sagome di due animali, un bovino e un suino, suddivise in parti numerate da macello. La scelta del vincitore è motivata dall’ “aver saputo esprimere con qualità e coerenza estetica sia il rapporto dell’uomo con i prodotti della società sia il rapporto con se stesso, nella condizione di consumatore di alimenti al di sopra dei propri fabbisogni reali e in quella di merce in un loop perverso.”

Fatma Ibrahimi, Vaticinio conviviale, 2014
Fatma Ibrahimi, Vaticinio conviviale, 2014

Una menzione speciale, per il secondo posto, va a Fatma Ibrahimi, con l’opera Vaticinio conviviale, 2014, un’installazione di avanzi, gusci e spine impacchettati come regali per ridefinire una nuova natura estetizzante del rifiuto. Questi reperti, stesi su una tovaglia bianca come un caleidoscopio, si offrono, come profezia, per una possibile convivialità futura.

Giulia Martini, Industrie de la conscience, 2013
Giulia Martini, Industrie de la conscience, 2013

Infine, la menzione speciale Under30 va a Giulia Martini, classe 1989, con l’opera Industrie de la conscience, 2013, installazione e video documentativo della performance dell’artista che ha ricreato e sostituito le bustine di semi di zucca in un centro commerciale di Strasburgo, modificandone la grafica con immagini di persone che incontrava quotidianamente, invitando l’uomo a riflettere sulla coscienza delle proprie scelte nutritive e sociali.

La mostra, a cura di Francesca Rizzo, ha visto esposte le opere di venticinque artisti selezionati, tra cui italiani residenti all’estero, come il vincitore Giovanni Canova, che vive in Slovacchia, e stranieri residenti in Italia, come Fatma Ibrahimi, di origine albanese.

I venticinque artisti: Nicola Bertoglio, Matteo Bortolin, Gabriele Brucceri, Giovanni Canova, Gianluca Capozzi, Lara Carbone, Simone Del Pizzol, Ivana Galli, Francesca Gasparotto, Monica Gattari, Minghang Gong, Fatma Hibrahimi, Zahopeng Li, Rocca Maffia, Giulia Martini, Luna Miscuglio, Roberta Orlando, Lorenzo Palombini, Alba Pedrina, Alessandro Perini, Marco Ronga, Francesco Rugiero, Andrea Silva, Giulia Zappa e Emiliano Zucchini. Provenienti da tutta Italia e di nazionalità diverse, gli artisti presentano fotografia, installazioni, video, sculture, dipinti, opere su carta e media digitali.

La giuria radunata per decretare il vincitore era composta da Alberto Zanchetta, curatore, critico d’arte, docente alla LABA di Brescia e direttore del MAC di Lissone; Carmelita Brunetti, direttrice di Arte Contemporanea News, Roma; Chiara Canali, critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente, Milano; Cristiano Seganfreddo, direttore di Fuori Biennale e di Progetto Marzotto; Francesco Pandian, direttore della galleria Artericambi di Verona; Nicoletta Martelletto, giornalista e caporedattore Cultura de Il Giornale di Vicenza.

Villa Caldogno, villa palladiana con affreschi di Antonio Fasolo
Villa Caldogno, villa palladiana con affreschi di Antonio Fasolo

La mostra è stata anche un’occasione di valorizzazione del patrimonio storico artistico della villa palladiana, in dialogo con opere d’arte contemporanea, in un concorso che ha dato l’opportunità ad artisti emergenti di comunicare attraverso la personale ricerca artistica importanti valori sociali.

Affreschi di Antonio Fasolo nel salone di Villa Caldogno, Il concertino, 1570 ca.
Affreschi di Antonio Fasolo nel salone di Villa Caldogno, Il concertino, 1570 ca.

L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale Yourban in collaborazione con il Comune di Caldogno (VI). L’iniziativa è patrocinata dalla Provincia di Vicenza. www.officinegreen.it

Under 30 in Italia? The CrackingArtGroup!

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Artprice ha stilato la lista dei TOP5 Under 30 del mercato dell’arte europeo. Leggo curiosa di vedere di quali nazionalità sono gli artisti e trovo un franco-svizzero classe 1985, Flore Sigrist, il venticinquenne britannico Hugh Scott-Douglas, il francese classe 1984 JR, il giovanissimo ceco ventitreenne Aslan Gaisumov e…sorpresa… il gruppo CrackingArtGroup, composto da sette artisti, tra cui tre italiani.

"May Day May Day" per RestArt, Siracusa, durante il G8
“May Day May Day” per RestArt, Siracusa, durante il G8

Ma a essere Under30 è il gruppo nel suo complesso, che è stato fondato nel 1993. Il gruppo è ridotto a sei componenti dal 2008 con l’abbandono di Omar Aprile Ronda, mentre gli italiani rimasti sono Marco Veronese e Renzo Nucara, assieme al francese Alex Angi e ai belga Carlo Rizzetti e William Sweetlove. Nessun under30 anagrafico.

Se non conoscevate il nome del gruppo, di sicuro avete visto le loro opere, se frequentate un po’ le città d’arte. Le installazioni-performance più evidenti sono state l’invasione delle tartarughe colorate di plastica alla Biennale di Venezia del 2001, intitolata SOS World, e le lumache a Parigi nel 2010. A queste si aggiungono altre installazioni di pinguini, rane, conigli, coccodrilli, barboncini e delfini in altre città d’Italia e nel resto del mondo, tra cui Praga, Tel Aviv, Biel-Bienne, Tolosa, Vilnius, Seul.

Biennale di Venezia 2001
Biennale di Venezia 2001

Il gruppo è nato proprio come un movimento artistico che pone attenzione alle problematiche ecologiche e scientifiche che hanno impatto nello sviluppo del nostro pianeta. “Crack” in inglese significa “scricchiolare, schioccare, spaccarsi, incrinarsi, cedere, crollare…” e rappresenta il divario dell’uomo contemporaneo tra la natura e l’artificiale. “Arte di rottura” è il payoff del gruppo. “Cracking” è anche il processo che trasforma il petrolio in virgin nafta, la base per produrre migliaia di prodotti di sintesi, tra cui la plastica. Ecco perché le loro sculture sono in plastica riciclata e rigenerabile, a testimoniare la consapevolezza e l’impegno ambientale degli artisti e degli uomini che sposano uno stile di vita sostenibile.

Le loro opere, prodotte in edizione di 200 esemplari, sono offerte a prezzi accessibili: dai 300 agli 800 dollari per una lumaca e dai 2.000 ai 4.000 dollari per un pinguino.

Kampa Museum, Praga, 2008 - installazione permanente
Kampa Museum, Praga, 2008 – installazione permanente
Mostra bestiale, aeroporto Orio al Serio BG, 2007
Mostra bestiale, aeroporto Orio al Serio BG, 2007

Asta adrenalinica da record: 744,9 milioni di dollari in una sola seduta da Christie’s a New York

L'asta live online durante le offerte per la White Marylin, 1962, di Andy Warhol

Ieri vi avevo annunciato  il potenziale utilizzo di una “third partie guarantee” da parte di Christie’s per i due lotti di Christopher Wool e di Frank Stella, i quali mi avevano colpito perché il primo aveva una stima allineata con il precedente record dell’artista da 23,5 milioni di dollari, raggiunto un anno fa (Apocalypse Now, 12 novembre 2013, Christie’s, NY), e visto che il prezzo più alto ancor prima era di 6,8 milioni di dollari (Untitled, 14 febbraio 2012, Christie’s, London), non era così scontato che la vendita successiva a un record così distanziato dai precedenti si confermasse essere in linea. If you è stata aggiudicata ieri sera, in meno di un minuto, per 21 milioni di dollari.

Christofer Wool, If You, 1955, lotto 17
Christofer Wool, If You, 1955, lotto 17
Frank Stella, Abajo, 1964, lotto 56
Frank Stella, Abajo, 1964, lotto 56

Frank Stella, d’altra parte, era fermo a valutazioni molto più basse rispetto alle cifre a cui Abajo è stata stimata, ossia 6-8 milioni di dollari, visto che il record precedente dell’artista, pari a 4,6 milioni di dollari, risale al lontano 1989. Christie’s ci provò altre volte a superare tale record, ma le cifre sono sempre rimaste sulla minima stima o al di sotto di essa. Il secondo prezzo più alto per un’opera di Frank Stella era, infatti, 3,9 milioni di dollari, per Bethlehem’s Hospital, 1959, un’opera che però Christie’s aveva stimato ben di più a 5-7 milioni di dollari, nel 2003. Anche nel 2007 Christie’s ci riprovò, con Carl Andre, 1963, stimandola 4-6 milioni, ma anche lì si fermò a 3,6 milioni. Ieri sera l’hammer price (prezzo di aggiudicazione escluso il buyer’s premium) per Abajo si è fermato prima dei 6 milioni, ma il record è stato superato finalmente. Incluso il buyer’s premium, la cifra è pari a 6,661,000 dollari.

L’Art Forecaster Quiz di ArtTactic

Devo dire che la mia attenzione si era soffermata su questi due lotti anche perché facevano parte delle domande del quiz di https://artforecaster.com/, ora vi ho svelato il mio segreto!! E’ il quiz che Anders Petterson di ArtTactic, il mio prof del Sotheby’s Institute of Art di Londra, ha lanciato l’anno scorso e che i miei compagni ed io siamo stati tra i primi a provare. Quest’estate a un certo punto mi ero posizionata seconda, ma poi non ho vinto purtroppo! Nel momento in cui scrivo sono al 43mo posto e non è male, visto che ora i concorrenti sono 513! Vi consiglio di provare a giocare, così vi rendete conto di come non sia facile fare previsioni corrette, come consiglio a chi è interessato a questo lavoro di seguire le sedute d’asta live online, se non avete la possibilità di essere presenti. Lo consiglierei a tutti coloro che studiano storia dell’arte contemporanea, perché vi assicuro che è anche un buon metodo per conoscere e tenere a mente gli artisti attivi sul panorama internazionale. Stanotte ho seguito l’asta live dal sito di Christie’s e anche se so benissimo non essere emozionante tanto quanto essere lì, è stato interessante vivere i tempi, il numero di offerte, i rialzi e le aggiudicazioni finali.

Il momento dell'aggiudicazione del lotto di Salvatore Scarpitta, The Corn Queen, 1959
Il momento dell’aggiudicazione del lotto di Salvatore Scarpitta, The Corn Queen, 1959

L’asta live di Christie’s

La Post-War & Contemporary Art Evening Sale di ieri 13 maggio 2014 da Christie’s a New York ha totalizzato 744,9 milioni di dollari, un record storico e mondiale per una sola seduta d’asta di arte. Sono stati raggiunti 26 record mondiali d’artista e solo 5 lotti su 72 sono rimasti invenduti, come si dice un vero affare!

Jospeh Cornell, Medici Slot Machine, 1943
Jospeh Cornell, Medici Slot Machine, 1943

E’ iniziato tutto alla grande e in positivo. Già dal primo lotto di Lucas Samaras si è vissuto un continuo rialzo di prezzi fino a superare di gran lunga la stima massima di 120mila dollari, arrivando a 230mila dollari per Box #102 (il precedente record dell’artista era di $160,000). Poi si è passati subito a colui che è stato il protagonista della prima parte dell’asta, Joseph Cornell, di cui sono stati battuti ben 7 lotti. Anch’egli ha fatto il suo record con Medici Slot Machine, aggiudicata per $6,800,000, da una stima di $2,5-$3,5 milioni.

Alexander Calder, Poisson Volant, 1957
Alexander Calder, Poisson Volant, 1957

Le attese più lunghe sono state vissute per il Poisson Volant di Alexander Calder. E’ stato davvero entusiasmante assistere ai rialzi, che a volte si susseguivano veloci e a volte lentissimi (mi chiedo sempre a cosa starà pensando il collezionista quando si sta decidendo se aumentare l’offerta di 500mila euro o di un milione!!). D’altronde, chi si aspettava che da una stima di 9-12 milioni di dollari, arrivasse a 23 milioni? Nonostante sia uno tra gli artisti più amati e riconosciuti universalmente, il suo record precedente era molto più basso, pari a 16,5 milioni.  Anche per il ritratto di Dora Maar di Picasso è andata un po’ per le lunghe, aggiudicato per 7,9 milioni di dollari, da una stima di 4-6 milioni. L’attesa più lunga a cui ho assistito è stata in assoluto per la White Marylin di Andy Warhol,che da una stima di 12-18 milioni, è stata aggiudicata per ben 36,500,000 dollari, il prezzo più alto per una sola Marylin raggiunto sinora. Prima di lei, le Four Marylins furono battute per 34 milioni di dollari il 16 maggio 2013 da Phillips a New York, mentre la Lemon Marylin per 25 milioni di dollari il 16 maggio 2007 da Christie’s a New York.

L'asta live online durante le offerte per la White Marylin, 1962, di Andy Warhol
L’asta live online durante le offerte per la White Marylin, 1962, di Andy Warhol

Non vi sto a parlare dei lotti che partivano già da offerte di 40 milioni come i Three Studies di Francis Bacon, il Race Riot di Andy Warhol o il Mark Rothko, perché mi entusiasma di più catturare le rivalutazioni a livelli più “bassi”, dove chi ha comprato per 100 mila si vede vendere l’opera a 1 milione, dove si può parlare ancora di rivalutazione di mercato che conferma o meno il valore dell’artista nella storia dell’arte o nel panorama contemporaneo.

Salvatore Scarpitta, The Corn Queen, 1959
Salvatore Scarpitta, The Corn Queen, 1959

E’ per questo che sono fiera di aver assistito al nuovo record mondiale di Salvatore Scarpitta, artista italiano scomparso nel 2007, che ha raggiunto 1,200,000 dollari con la stessa opera che aveva registrato il suo record precedente, The Corn Queen ($752,160,13 ottobre 2011, Sotheby’s, London). La figlia Lola Scarpitta mi ha anche citata in un tweet per segnalarmi quanto fosse importante per lei che il padre utilizzasse in quel periodo le fasce con cui veniva ricoperta da bambina.

Avrei voluto vedere un record anche per l’italiano Michelangelo Pistoletto, ma Donna nuda al telefono si è fermata a 2,100,000 dollari dopo offerte fatte in brevissimo tempo. Non mi lamento però, perché tale cifra si allinea benissimo con la rivalutazione da record che è stata fatta recentemente all’asta Eyes Wide Open da Christie’s a Londra con Lui e Lei.

Numerose sono state le aggiudicazioni che si sono susseguite al di sopra della stima massima, portando non solo record assoluti, ma anche rivalutazioni per opere particolari, come è accaduto per Rudolf Stingel, che sì ha già un record di 2,3 milioni di dollari per un’opera di 147.3 cm x 365.8 cm, ma ieri sera è stata battuta a $1,650,000 una tela di soli 38 x 52 cm, e per Robert Ryman, la cui Mission, di 97.7 x 91.4 cm, è stata aggiudicata per 6 milioni di dollari (stima $2,5 e $3,5 milioni) e il piccolissimo dipinto misurante 27.3 x 27.9 cm (si intitola proprio Painting measuring 10¾ x 11 in…) per $1,36 milioni.

Alle 3 passate mi sono messa a dormire, perciò vi lascio con i risultati al completo che trovate nella pagina del sito di Christie’s e alle prossime Sale di maggio, che rimane uno dei mesi più importanti per le aste d’arte contemporanea oltre a novembre!

Christie’s cerca il record per Frank Stella e Christopher Wool

Christofer Wool, If You, 1955, lotto 17

Stasera 13 maggio 2014 al Rockfeller Plaza di New York avrà luogo la Post-War & Contemporary Evening Sale, dove, tra i 72 lotti, due mi hanno colpito immediatamente per essere chiaramente alla ricerca del record:

Frank Stella, Abajo, 1964, lotto 56
Frank Stella, Abajo, 1964, lotto 56

FRANK STELLA

Abajo, 1964

243.9 x 278.7 cm

Stima: $6,000,000 – $8,000,000

lotto 56 Post-War & Contemporary Art Evening Sale, Christie’s, New York, 13 maggio 2014

 

 

Precedenti vendite all’asta della stessa opera:

7 maggio 1996, Christie’s, New York: $ 750.000

12 maggio 1998, Christie’s, New York: $ 600.000

Record assoluto dell’artista sinora: $ 4.600.000 per Tomlinson Court Park, second version, 1959, 213.3 cm x 276.8 cm, lotto 42, Sotheby’s New York, 8 novembre 1989.

Quest’opera ricopre un ruolo molto significativo nell’arte di Frank Stella, con la quale egli si distingue dalla retorica dell’arte minimal, che proclamava la fine della pittura tradizionale a favore dell’ascesa dell’oggetto specifico in se stesso. Frank Stella, invece, dichiara essere un pittore, perché è con la pittura che esegue la sua ricerca che ritrova unite tutte le parti che costituiscono l’opera: la pittura, la tela, la forma e anche il movimento.

L’opera fa parte della serie Running V, composta da sette lavori, molti dei quali sono conservati in musei, tra i quali il Museum of Modern Art e il Centre Pompidou.

 

Christofer Wool, If You, 1955, lotto 17
Christofer Wool, If You, 1955, lotto 17

CHRISTOPHER WOOL

If You, 1992

274.3 x 182.8 cm

Stima: $20,000,000 – $30,000,000

lotto 17 Post-War & Contemporary Art Evening Sale, Christie’s, New York, 13 maggio 2014

Precedenti vendite all’asta della stessa opera:

13 novembre 2000, Phillips, New York: $275,000

 

 

Record assoluto dell’artista sinora: $23,500,000 per Apocalipse Now, 1988, 213.4 cm x 182.9 cm, lotto 8, Christie’s, New York, 12 novembre 2013 (stima: $15,000,000 – $20,000,000)

Prima dell’attuale record di 23 milioni e mezzo di dollari, il prezzo più alto per una sua opera aggiudicata all’asta era di $6,868,215 per Untitled (Fool), 1990, 274.5 cm x 182.8 cm, delle stesse misure di If You.

Christopher Wool si considera anch’egli un pittore, quello che ha da dire lo dice con la pittura. Come in questo duro e aggressivo “IF YOU CANT TAKE A JOKE YOU CAN GET THE FUCK OUT OF MY HOUSE”, rivolto agli osservatori, dove le parole sono dipinte su un supporto di alluminio, che nella sua solidità e uniformità dona loro ancora più forza e potere. La sua arte dialoga con quella concettuale di Duchamp, i graffiti di Basquiat, le scritte al neon di Bruce Nauman, il minimalismo di Joseph Kosuth, lo schock delle opere di Maurizio Cattelan…. un’opera che vive nel pieno degli anni ’90 ed è ancora oggi attuale. 

Il record di Apocalipse Now ha fatto posizionare Christopher Wool al 31mo posto nella classifica delle migliori performances all’asta del 2013 (fonte: Artprice) ed è tra gli artisti con il più alto grado di confidence, ossia di fiducia da parte del mercato in Europa e Stati Uniti (fonte: ArtTactic).

Top 100 auction performances
Top 100 auction performances, Artprice

Ad aumentare la confidenza del mercato si aggiunge la personale al Guggenheim di New York, tenutasi dal 22 ottobre 2013 al 22 gennaio 2014, contribuendo sicuramente al raggiungimento del record.

Sulla base di questi precedenti, Christie’s non ha esitato a stimare If You con una minima di 20 milioni e una massima di 30 milioni di dollari.

Sono proprio curiosa di vedere quali cifre raggiungeranno i due lotti stimati da record, se si fermeranno alla minima o appena sotto di essa o se ne vedremo delle belle (come è bello vedere che If You potrebbe passare da $ 275.000 a $ 27.500.000, ossia a due zeri in più). Anche perché Christie’s si è assunta un rischio finanziario nella vendita di tali opere, come si legge riportato nella descrizione del lotto, con o senza il coinvolgimento di una terza parte, la quale eventualmente otterrà un beneficio finanziario nel caso di vendita avvenuta con successo altrimenti una perdita se ciò non avvenisse, proprio per il fatto che tale parte si è assunta un rischio.  In questi casi i lotti non rimangono mai invenduti, in quanto è dimostrato l’interesse da parte della casa d’aste di salvaguardare il valore di pezzi così importanti e di assicurare un ricavo al proprietario venditore. Per il lotto 15, ad esempio, Abstraktes Bild (712) di Gerhard Richter, la garanzia di Christie’s di un prezzo minimo è totalmente finanziata da una terza parte. Anche questo lotto è quasi a prova di record, se si pensa che è stimato 22-28 milioni, a fronte del record di 33 milioni raggiunto nella sessione di maggio di Sotheby’s dello scorso anno.

Perciò stay tuned, mancano poche ore! Ecco il link dell’asta di stasera: Post-War & Contemporay Art Evening Sale, Christie’s, New York, 13 maggio 2014.

Come si stima il valore di un’opera d’arte: expertise, perizie, stime e valutazioni

Andy Warhol, Marylin

A grande richiesta, offro un po’ di delucidazioni sul sistema di valutazione di un’opera d’arte.

In uno dei post più letti del mio blog “Come si calcola il valore di un dipinto”, ho spiegato qual è il metodo di calcolo del prezzo di un quadro di un artista contemporaneo, vivente, utilizzando il coefficiente, che si va a moltiplicare al semiperimetro di un dipinto fino ad ottenerne il valore.

Come comportarsi però di fronte a un’opera d’arte di un artista non più vivente o già storicizzato?

Molti di voi lettori mi hanno scritto chiedendomi informazioni riguardo ad opere di autori sconosciuti in quanto anonimi, oppure chiedendomi valutazioni di opere di cui conoscete il nome dell’autore, ma di fatto avete poche o nulle informazioni a riguardo.

Valutazione di un’opera di autore sconosciuto

opere_autori_sconosciutiNel caso in cui siate in possesso di un’opera non firmata né datata, o firmata da un autore di cui non riuscite a reperire informazioni sul suo contesto storico e di mercato, per ottenerne la valutazione  dovreste rivolgervi a un perito in grado di rilasciare una perizia, sulla base di una expertise.

Expertise

L’expertise è il documento di un’opera d’arte, in cui ne viene dichiarata la tecnica, lo stato di conservazione, l’autenticità, la datazione o l’epoca, e una completa descrizione della storia dell’opera, in base anche ad eventuali analisi di laboratorio, se ritenute necessarie.

Perizia

La perizia è il documento contenente l’expertise, a cui viene aggiunta la valutazione economica dell’opera.

A chi rivolgersi

Viste le caratteristiche sopra riportate, risulta chiaro che per poter avere una valutazione di un’opera di cui si è incerti del periodo di esecuzione, dell’autenticità e dell’autore, è necessario rivolgersi a un esperto d’arte. Quali competenze deve possedere questo esperto?

Dovrebbe essere idealmente uno storico dell’arte, specializzato in un determinato autore o periodo storico, a maggior ragione per poter rilasciare una expertise di un autore non noto. Per poterne dichiarare il valore, questi deve conoscerne anche il mercato. Questo è quanto dovrebbe essere nella teoria.

Da Paolo Cakiari, detto Il Veronese, 17° secolo, all'asta da Bonhams il 12 Dic. 2013 a Londra. Stima 3.600-6.000 euro
Seguace di Paolo Caliari, detto Il Veronese, 17° secolo, all’asta da Bonhams il 12 Dic. 2013 a Londra. Stima 3.600-6.000 euro

Il perito d’arte può iscriversi al Ruolo di periti ed esperti della propria Camera di Commercio di riferimento, sotto la sub-categoria “Antichità e oggetti d’arte” della categoria “Attività varie”, sulla base di requisiti personali, morali e professionali, che sono stabiliti dalla camera di commercio, per essere valutati dal dirigente.

La Camera di Commercio di Vicenza, ad esempio, richiede:

– curriculum vitae
– pubblicazioni
– attestazione di frequenza a corsi di studio
– attestazioni di terzi sui lavori eseguiti
– referenze di clienti e quant’altro possa comprovare il concreto esercizio della specifica attività per la quale domanda l’iscrizione.

La Camera di Bergamo richiede anche dichiarazioni comprovanti che l’esperienza maturata nel settore sia di almeno due anni negli ultimi cinque.

Risulta chiaro che per potersi iscrivere al ruolo occorre aver già eseguito delle perizie. Di conseguenza le perizie possono essere rilasciate anche anteriormente all‘iscrizione al ruolo, che ha infatti puro valore di pubblicità e non è obbligatoria per lo svolgimento dell’attività.

L’iscrizione però è necessaria per poter effettuare perizie giudiziarie, per essere iscritti all’albo dei consulenti tecnici del Tribunale.

Risultano esserci un gran numero di periti d’arte, che richiedono un compenso composto da una parte fissa per la consulenza e una variabile in base alla percentuale del valore dichiarato dell’opera.

Ai sensi dell’art. 9 del Decreto 30 maggio 2002, per quanto riguarda “la perizia o la consulenza tecnica in materia di opere di pittura, scultura e simili spetta al perito o al consulente tecnico un onorario da euro 96,58 a euro 484,95Quando l’indagine ha ad oggetto più reperti l’onorario spettante per ogni reperto successivo al primo è ridotto da un terzo a due terzi.” Il decreto 30 maggio 2002 è a titolo dell'”Adeguamento dei compensi spettanti ai periti, consulenti, tecnici e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell’autorità giudiziaria in materia civile e penale“.

L’assemblea dei soci dell’Unione Europea Esperti d’arte onlus, con sede a Roma, ha invece stabilito una tabella di onorari in percentuali che variano in base agli scaglioni di valore delle opere e oggetti d’arte. Inoltre, consigliano un minimo di perizia pari a 500 euro e un diritto di chiamata di 200 euro, oltre a 600 euro di diaria per spostamenti al di fuori della zona di Roma.

La quota associativa richiesta agli esperti per l’iscrizione all’anno 2013 è di 500 euro, oltre a una quota di iscrizione una tantum di 100 euro.

Per potersi fare carico di tali spese, uno dovrebbe essere almeno sicuro che la sua opera valga almeno più di 2.000 euro.

Cerchia di Antonio Stom, 1688-1734, Venezia. All'asta da Bonhams il 12 Dic. 2013. Stima 1.200-1.800 euro.
Cerchia di Antonio Stom, 1688-1734, Venezia. All’asta da Bonhams il 12 Dic. 2013. Stima 1.200-1.800 euro.

Il comportamento deontologico di un perito d’arte dovrebbe far sì che non vi sia un conflitto di interesse nella valutazione di un’opera d’arte, oltre a evitare di offrirsi per delle valutazioni su movimenti, artisti, periodi storici, tecniche o quant’altro non abbia una effettiva preparazione.

Se questo comportamento non viene rispettato, accade che vi siano mercanti d’arte, siano questi galleristi o antiquari, che offrono valutazioni solo per opere di cui possano essere interessati alla vendita tramite la loro attività,  e che magari gonfino i prezzi proprio per loro interesse, quando in un’altra piazza di mercato la stessa opera potrebbe essere valutata molto meno o addirittura nemmeno presa in considerazione per una vendita. Altri, invece, potenziali acquirenti e mercanti dell’opera, potrebbero offrire una valutazione a ribasso per poi poterla rivendere a un prezzo a rialzo.

Scuola italiana di fine XVIII/Inizio XIX secolo", all'asta da Dorotheum il 10 dicembre 2013, stima  2.000-3.000 euro
Scuola italiana di fine XVIII/Inizio XIX secolo”, all’asta da Dorotheum il 10 dicembre 2013, stima 2.000-3.000 euro

Occorre perciò valutare bene quali siano le nostre reali necessità di avere una perizia dell’opera.

Se la vogliamo rivendere all’asta, ad esempio, sarà l’esperto di dipartimento della stessa casa d’aste a dirci se l’opera può essere di interesse per quella piazza di mercato e offrirci una stima.

La perizia giudiziaria è necessaria in caso di divisione ereditaria e in quel caso ci si può rivolgere ai periti che prestano servizi nei tribunali.

In ogni caso, se vogliamo avere un’accurata valutazione, prima di scegliere il perito, dovremmo prendere in considerazione i seguenti aspetti:

– la coerenza della sua preparazione e delle expertise svolte precedentemente con il periodo di appartenenza dell’opera (arte moderna, contemporanea, Settecento, Ottocento, ecc.);

– verificare a fondo la sua specializzazione. I periti più affidabili sono coloro che hanno una preparazione su una specifica corrente artistica o addirittura un singolo artista, per poterne definire l’attribuzione, di un decennio anziché un intero secolo, di soli dipinti o sculture o disegni, in quanto è impossibile se non poco professionale che un perito si possa dichiarare esperto di un campo troppo ampio;

– verificare l’onestà nel richiedere un compenso adeguato a quello che può essere il valore dell’opera. Sarebbe assurdo che vi venissero chiesti 500 euro per un’opera che ne vale 500, 1000 o poco più;

– verificare quanto possibile la sua reputazione. Se uno è competente e professionale, non ha nulla da nascondere;

– verificare che non vi sia un conflitto di interessi.

Valutazione dell’opera di un autore noto

Piero Manzoni, Merda d'artista
Piero Manzoni, Merda d’artista

Il discorso sopra riportato vale anche nel caso in cui siate in possesso di un’opera di un autore noto, se la perizia vi viene richiesta da un diretto possibile acquirente o dal giudice in caso di divisione ereditaria.

Per assurdo periti diversi possono rilasciare perizie con valori diversi, motivo per cui è bene affidarsi alla persona più competente nella specifica materia e il meno contestabile possibile, se vogliamo avere un documento che ci permetta di contrattare con eventuali intermediari.

Possiamo recuperare informazioni e valutazioni sull’opera tramite diverse strade.

Piero Manzoni, Achrome
Piero Manzoni, Achrome

Se conosciamo l’autore, informiamoci sull’esistenza di un archivio, solitamente gestito dagli eredi dell’artista, che rilascia autentiche delle sue opere, le quali vengono registrate con un codice di archiviazione e possono essere inserite nel catalogo generale dell’artista, con conseguente impatto positivo sul valore dell’opera.

Possiamo anche provare a contattare direttamente, o chi per noi lo possa fare, il critico d’arte o lo storico che ha scritto articoli e testi critici sui cataloghi dell’artista quando era in vita, che molto probabilmente sarà in grado di rilasciare un’expertise.

Rivolgiamoci altrimenti a un gallerista riconosciuto che tratta mostre e pubblica cataloghi sull’artista o la corrente di riferimento per poterne avere le quotazioni.

E’ possibile ricercare dati di mercato sulle opere dell’artista.

Come abbiamo visto, per gli artisti viventi contemporanei, viene applicato un coefficiente che varia in base alla tecnica (le tele sono più costose delle opere su carta) o al periodo di esecuzione (se il periodo d’oro è degli anni 70, le opere di quel periodo avranno un prezzo più alto delle opere più recenti, ma l’importante è sapere qual è o quali sono i periodi d’oro, che in alcuni casi può essere non solo l’inizio, ma anche la fine della carriera, o una serie di opere in particolare). Il coefficiente viene applicato dalle gallerie d’arte in concerto con l’artista.

Maurizio Cattelan, Zorro
Maurizio Cattelan, Zorro

Ciò che determina il valore di un’opera rispetto a un’altra dello stesso artista vale sia per gli artisti viventi che non: data e periodo di esecuzione, importanza nella produzione complessiva dell’artista, pubblicazione, esposizione, provenienza, tecnica, misure, firma e iscrizioni particolari, edizione dell’opera (unica o edizione limitata), rarità, vendite precedenti.

I dati di mercato si recuperano dagli stessi galleristi che trattano gli artisti e dalle banche dati, a pagamento, che registrano le vendite all’asta delle opere in tutte le piazze di mercato. Le principali sono Artnet e Artprice. Io utilizzo Artprice perché più facilmente consultabile e completa di dati.

Se abbiamo intenzione di vendere l’opera, possiamo rivolgerci anche al dipartimento di riferimento (es. old masters, dipinti fiamminghi, british art, arte contemporanea) di una casa d’aste, che ci può indicare se l’opera può essere di interesse per una vendita offrendoci gratuitamente una stima.

La stima o valutazione verbale di un’opera d’arte

Da una prima analisi e ricerca di dati, è possibile offrire un range di stima per un’opera di un artista di cui vi siano state sufficienti transazioni. Alcuni siti di banche dati offrono una stima minima e una stima massima dell’opera secondo un algoritmo e un confronto con al massimo altre tre opere simili. In questo modo non siamo però a conoscenza del contesto e del confronto con le altre opere e vendite dell’artista, ma abbiamo un puro numero indicativo.

Una valutazione completa

Andy Warhol, Marylin
Andy Warhol, Marylin

Il fatto è che anche la stessa analisi di dati e prezzi deve essere contestualizzata e tenere conto di diversi fattori prima di arrivare a una stima. Non ha senso stabilire in modo standard il confronto con al massimo tre opere simili, semmai dovrebbero essere “almeno” tre opere simili.

Se vi sono state delle vendite ripetute della stessa opera per dieci volte, occorrerà analizzare il trend di tutte le aggiudicazioni di quell’opera nel tempo, come di tutte le opere simili, oltre a giustificare cosa si intende per “simili”.

Per poter definire la similitudine tra le opere si ritorna al discorso precedente, per cui occorre studiare l’opera dell’artista, la sua produzione, il percorso, la catalogazione delle sue opere, le sue mostre pubbliche e private. Per offrire una stima corrente dell’opera occorre anche conoscere o calcolare l’indice dell’artista, l’andamento del mercato dell’arte in generale, della corrente artistica di riferimento, dei suoi peers, e la sua reputazione in quel determinato momento.

Le informazioni, i dati da conoscere sono tanti, infatti sono gli stessi galleristi, mercanti e artisti, oltre ai collezionisti, che, ad un certo livello, vanno alla caccia di informazioni per poter valutare il prezzo delle opere che essi stessi trattano o producono. Inoltre, occorre fare un confronto, quando possibile, tra le aggiudicazioni all’asta e le quotazioni nel mercato delle gallerie, per averne una visione più completa.

Questa è il filo con cui conduco le mie analisi di mercato di un’artista, di una corrente artistica e la valutazione di un’opera. La trasparenza dei dati di mercato renderebbe tutto più facile. Per fortuna a Londra vi è chi ha basato su questo, l’informazione e la trasparenza, il suo business. Parlo di ArtTactic, che offre analisi e report periodici sull’andamento del mercato dell’arte, escludendo qualsiasi conflitto di interesse.

In Italia mi piacerebbe poter fare un piccolo passo in avanti con la creazione di una rete dei professionisti del settore, che non si facciano solo concorrenza tra loro, e nemmeno che siano uniti solo da una quota associativa, ma che possano accogliere e contribuire alla collaborazione e unione di competenze al fine di rispondere alla richiesta crescente di valutazioni e informazioni con la più corretta e completa professionalità.

Torino. Dai tesori della Gam ai giovani italiani in carcere. La mia visita ad Artissima, Paratissima e The Others.

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Durante il mio weekend a Torino per Artissima ho postato solo qualche fotografia sulla pagina facebook di Bellezze d’arte (che vi consiglio di seguire!). A volte vorrei riuscire a postare in ogni momento della giornata come le più assidue fashion blogger (in realtà anche no!) per comunicare in diretta durante le mie visite, ma la batteria del mio smartphone mi abbandona ben presto se inizio a scattare foto a manetta e a pubblicare su instagram o facebook, perciò preferisco andarmene in giro munita anche di macchinetta fotografica! Questa breve premessa per scusarmi della distanza di tempo che lascio passare prima di pubblicare le mie recensioni (per non parlarvi degli impegni di questa settimana!)

Mi ero programmata di visitare ben di più, consapevole che non ce l’avrei fatta comunque, infatti in tre giorni mi sono concentrata su Artissima, Paratissima, Gam e The Others. Ho il rammarico per essermi persa Alfredo Jaar alla Fondazione Merz! Ma spero di poterci dedicare la mia prossima visita a Torino, città che amo sempre di più,

Il bombardamento di opere e immagini è stato notevole e fuori dalla portata umana di una comprensione totale! Ho voglia però di raccontarvi e mostrarvi le novità di questa edizione che mi hanno colpito e le opere di cui mi sono innamorata.

1. Gam.

Rinnovamento. In una sala è esposta l’opera di Luigi Ontani, su parete a sfondo azzurro, maestosa, delicata e del tutto in stile Bali. Un museo che si rinnova sempre, con il riallestimento e la ri-curatela della collezione permanente, dove i pezzi forti come il mio adorato Anselm Kiefer si alternano alla rotazione delle opere da rendere disponibili al pubblico e alle new entries come Metal Box (Southern Ocean) di Lambie, acquisita lo scorso anno dalla Fondazione CRT ad Artissima dalla Galleria Franco Noero, perfetta per la sala sul dinamismo, assieme a Calder, Balla, Boccioni, Gillick e Piacentino.

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Luigi Ontani, Gam, Torino
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Luigi Ontani, Paradosso: la setta dei sette sos-petti, 2013, opera realizzata site specific, Gam, Torino
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Luigi Ontani, Gam, Torino
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Jim Lambie, Metal Box (Southern Ocean), 2012, Gam, Torino
Jim Lambie, Alexander Calder
Jim Lambie, Alexander Calder, Gam, Torino

E come restare indifferenti di fronte a uno dei lavori più significativi del padre della Pop Art, Orange Car Crash (5 Deaths 11 Times in Orange) (Orange Disaster) realizzato da Andy Warhol nel 1963 e acquistato dalla Galleria Enzo Sperone di Torino nel 1967, quando il mercoledì successivo alla mia visita (il 13 novembre) il Silver Car Crash (Double Disaster) sarà venduto alla Contemporary Art Evening Auction di Sotheby’s a New York per ben oltre 105 milioni di dollari. Misure più grandi, ma stesso soggetto, stessa data e stessa provenienza. Il Silver Disaster dalla Galleria Enzo Sperone è passato nelle mani di Beatrice Reineri a Torino, per poi arrivare alla Saatchi Collectiona Londra, poi alla Gagosian Gallery e alla Thomas Ammann Fine Art AG di Zurigo, dove è rimasto fino al 1989 quando è stato acquistato dal collezionista che dopo quattordici anni l’ha portato da Sotheby’s per arrivare nelle mani dell’attuale proprietario.

Andy Warhol, Orange Car Crash, 1965, Gam, Torino
Andy Warhol, Orange Car Crash, 1963, Gam, Torino
Andy Warhol, Orange car crash, 1965, Gam, Torino
Andy Warhol, Orange car crash, 1963, Gam, Torino

Torino. La personale di Max Pellegrini “Ritratti femminili 1966-71″, a cura di Maria Teresa Roberto, è il quinto appuntamento del progetto “Surprise”, che concentra l’attenzione sul contesto artistico torinese tra anni Sessanta e Settanta. Non solo Pop, moda e musica, ma anche art nouveau, in un mix di pittura, grafica e fotografia.

Max Pellegrini, Ritratti femminili 1966-71, Gam, Torino
Max Pellegrini, Ritratti femminili 1966-71, Gam, Torino
Max Pellegrini, Ritratti femminili 1966-71, Gam, Torino
Max Pellegrini, Ritratti femminili 1966-71, Gam, Torino

Contemporaneo. Per One Torino, la prima edizione di mostre inaugurate in concomitanza nei diversi spazi pubblici in occasione di Artissima, la curatrice Anna Colin propone la mostra “Ideal Standard Forms”, che riunisce le opere di Edward Allington, Pablo Bronstein e Matthew Darbyshire.

Una riflessione sulle riproduzioni delle opere, i falsi, i doppi,  “copie meno resistenti degli originali, e originali destinati a essere oscurati dalle loro stesse copie” è data da una delle opere più fotogeniche e hashtaggate su instagram, The Victory Boxed (1987) di Edward Allington, composta da 99 copie della Venere di Samotracia, che è infatti riprodotta al Louvre, a Samotracia e a Las Vegas.

Edward Allington, Gam, Torino
Edward Allington, The Victory Boxed, 1987, Gam, Torino
Edward Allington, The Victory Boxed, 1987, Gam, Torino
Edward Allington, The Victory Boxed, 1987, Gam, Torino

Le sculture di Giuseppe Gaggini, Gaetano Cellini, Jean Arp e Marisa Merz, nelle collezioni della Gam, sono state reinterpretate in Standardised Forms (2013) da Matthew Darbyshire che, utilizzando tecniche di contraffazione industriale, le ha riprodotte in polistirolo e collocate su un piedistallo da monumento composto di scaffali, creando un ambiente tra il pubblico e il privato, l’urbano e il museale.

Matthew Darbyshire, Standardised Forms, Gam, Torino
Matthew Darbyshire, Standardised Forms, 2013, Gam, Torino
Matthew Darbyshire, Standardised Forms, 1987, Gam, Torino
Matthew Darbyshire, Standardised Forms, 2013, Gam, Torino

Il tema della cittadinanza e dello spazio pubblico è ben indagato da Paolo Bronstein in Temple of Convenience (2011), che riproduce un orinatoio in stile neoclassico sovradimensionato, aprendo un dibattito sul tema della sporcizia, della privacy e dell’insubordinazione nella polis storica e contemporanea.

Paolo Bronstein,
Paolo Bronstein, Temple of Convenience, 2011, Gam, Torino

Impressionisti. Devo ammettere che il mio primo pensiero è stato “ecco, anche la Gam si mette a fare mostre sugli impressionisti pur di attirare il grande pubblico che altrimenti non si sognerebbe di entrare al museo per vedere opere d’arte contemporanea”. Dei minuti di esitazione hanno preceduto l’acquisto del biglietto della mostra di Renoir, non perché non mi piaccia Renoir, ma purtroppo perché malamente influenzata dalle cattive esposizioni di qualcuno che sfrutta da anni solo il nome degli impressionisti. Ma qui siamo alla Gam e siamo a Torino, e le opere arrivano dalle collezioni del Musée d’Orsay, non avrei dovuto aver dubbi.

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Renoir, Ragazze al piano

Nelle sale dedicate alla mostra di Renoir si viene accolti da un insieme di capolavori perfettamente contestualizzati, che ci fanno conoscere le fanciulle, i paesaggi, i bambini, le ragazze al piano, i fiori, i balli e i nudi ritratti dal maestro.

Tra i ritratti di donne, la Fanciulla seduta del 1909, Hélène Bellon, “giovane e modesta abitante di Cagnes, fidanzata con un portalettere. Renoir la prende come modella nel 1908 con la promessa di ritrarla sempre vestita”.

A.Renoir, Sitzendes junges Maedchen - Renoir/Jeune fille/Helene Bellon/c.1909 - A.Renoir / Jeune fille assise v.1909
Renoir, Ragazza seduta

2. Artissima

Quest’edizione di Artissima è caratterizzata da una forte internazionalità. Non solo la maggior parte delle gallerie è di provenienza straniera, ma anche i Walkie Talkies curati da Filipa Ramos hanno visto i curatori delle più importanti manifestazioni e istituzioni pubbliche internazionali fare da guida al pubblico. Ho seguito il “ping-pong” tra Christine Macel e Hans Ulrich Obrist, sulle personali di Philippe Parreno e Anri Sala, curate rispettivamente al Centre Pompidou e alla Serpentine Gallery,  in seguito alla visita molto interessante guidata da Andrea VilianiKrist Gruijthuijsen, che si sono soffermati in una serie di opere della sezione Back To The Future, partendo da Crisi di Piero Gilardi alla galleria Guido Costa, passando per Ger Van Elk alla galleria Luettgenmeijer, Analita Husni-Bey alla galleria La Veronica di Modica (con il progetto realizzato a El Cairo Tahrir is not a square), per Patrizio di Massimo alla galleria T239 (la piramide sensuale di cuscini rosa e rossi occidentali che ricordano quelli delle odalische orientali, un’altra delle opere più diffuse su instagram), per finire alla galleria Lisa Cooley di New York con Josh Faught.

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Andrea Viliani, Walkie Talkies ad Artissima 2013
Piero Gilardi, Crisi
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Piero Gilardi, galleria Guido Costa
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Piero Gilardi, galleria Guido Costa, Artissima 2013
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Analita Husni-Bay, Tahrir is not a square, galleria La Veronica, ad Artissima 2013
Anita
Tahrir is not a square, dettaglio
Josh Faught
Josh Faught, galleria Lisa Cooley, Artissima 2013
Walkie Talkies, Artissima 2013. Christine Macel, Filipa Ramos e Hans Ulrich Obrist.
Walkie Talkies, Artissima 2013. Christine Macel, Filipa Ramos e Hans Ulrich Obrist.

Probabilmente il punto di partenza di questa guida ha influenzato anche la mia visita successiva di domenica, quando la mia attenzione è ricaduta proprio sulla sezione di Back to The Future che ci porta indietro nel passato per riscoprire e attualizzare il nostro presente, purtroppo non poi così diverso nella crisi lavorativa degli operai degli anni 60 e nelle rivolte in Egitto di ieri rispetto a quelle di oggi.

La galleria Cardi Black Box, che solitamente ripone molta attenzione ad artisti emergenti stranieri, mi ha colpito nella scelta di esporre gli scatti di Letizia Battaglia nella Palermo degli anni Settanta, quando dalle intercettazioni della radio della polizia riusciva a recarsi per prima nei luoghi di arresti, attentati e delitti nel periodo di piombo della Sicilia mafiosa e povera, dove i bambini giocavano con le pistole e si prostituivano.

Letizia Battaglia, Cardi Black Box, Artissima 2013
Letizia Battaglia, Cardi Black Box, Artissima 2013
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Letizia Battaglia, Cardi Black Box, Artissima 2013
Letizia Battaglia, Cardi Black Box, Artissima 2013
Letizia Battaglia, Cardi Black Box, Artissima 2013

Concludo soffermandomi su due opere di cui mi sono innamorata e che ritengo possano essere delle ottime opportunità anche dal punto di vista del prezzo.

Santiago Sierra, Kow Gallery, Berlin

40 m3 von der Iberischen Halbinsel, 2013

Contenuto e contenitore. La terra è quella spagnola, della penisola iberica, scavata a Bilbao. Il sacco, la Big Bag da 1metrox1metro, è quello utilizzato per le spedizioni economiche commerciali. Per l’esposizione in galleria l’artista aveva lasciato libertà di allestimento, in base alle esigenze di spazio. Infatti si sono dovuti installare dei tubi a pilastro per sorreggere dal piano sottostante il peso delle quaranta borse ripiene..

Il sacco di terra non è che la metafora del giovane di oggi che viaggia e si trasferisce all’estero in cerca di un futuro migliore e di opportunità lavorative, ma che porta dentro di sé la propria terra, la propria cultura, l’anima delle sue origini. Devo dire che mi ha commosso, forse perché mi identifico facilmente in questa situazione.

L’opera è l’evoluzione del primo Cube Container di Santiago Sierra del 1990, nello stile estetico della Minimal Art, ma simbolo del traffico capitalista di merce, sostituita oggi dal capitale umano.

L’opera non ha problemi particolari di conservazione perché la terra è secca e morta.

Il prezzo è di 5mila euro a Big Bag.

Santiago Sierra, galleria Kow, Artissima 2013
Santiago Sierra, galleria Kow, Artissima 2013

Piero Gilardi e Diego Scroppo, Guido Costa Gallery

Potager, 2012

L’opera è di una bellezza incantevole, che coinvolge la vista, l’olfatto e stimola anche il tatto. Non so se il mio colpo di fulmine deriva dalla mia passione sfrenata per la montagna e i boschi, certo è che il contenuto ci è familiare e ci dà sensazioni positive.

Si tratta di un’opera d’arte vivente. Non sono stati ammazzati animali né piante. I funghi crescono per micosi all’interno del terriccio, compattato nei sacchi rettangolari inseriti negli appositi spazi della struttura ideata dal maestro Piero Gilardi, con il risultato di un’opera realizzata a quattro mani con il giovane artista Diego Scroppo, che da anni studia la luminescenza dei funghi.

Il fungo che fuoriesce dal terriccio in realtà rappresenta la morte e caducità del fungo, che invece continua a vivere all’interno.

I sacchi di terriccio hanno una durata di almeno tre anni, dopo i quali sono facilmente sostituibili con altri sacchi ripieni di funghi coltivati che si incastoneranno nella struttura di base. Per la conservazione dell’opera si consiglia la posizione in orizzontale.

Il prezzo è di 20mila euro.

Piero Gilardi e Diego Scroppo, Potager, 2013, Guido Costa, Artissima 2013
Piero Gilardi e Diego Scroppo, Potager, 2013, Guido Costa, Artissima 2013
artissima_guido_costa_piero_gilardi_diego_scroppo
Potager, 2013, dettaglio

3. Paratissima

Oltre agli spazi liberi dedicati agli artisti, interessanti sono state la mostra SkinStudios, curata da Francesca Canfora a Daniele Ratti, il progetto Tonki per supportare CasaOz e la sezione delle gallerie d’arte.

La mostra Skincodes riuniva, tra gli altri, opere di Orlan, Andres Serrano, Shirin Neshat e Robert Gligorov.

Daniela Perego, Amore mio, 2010
Daniela Perego, Amore mio, 2009, video
artissima_santissimi_skinstudios
Santissimi, In vivo (F1-M1), 2013
Eleonora Manca,
Eleonora Manca, I Sing the Electric_border_skin, 2012.

Le foto pubblicate su instagram con l’hashtag #igerstorino sono state selezionate e stampate nella cornice in cartone di Tonki riempiendo un’intera parete, poste in vendita al prezzo di 15 euro per sostenere CasaOz Onlus.

CasaOz
Foto stampate su Tonki, per CasaOz

Una fiera di gallerie all’interno di Paratissima. Visto il concept dell’esposizione, alternativa ad Artissima, ho trovato azzeccata in particolare la partecipazione di due gallerie: Gli eroici furori di Silvia Agliotti e Square23 art Gallery, che rappresentano gli street artists della scena milanese e non solo, i Solidworks nella galleria di Milano e PaoPao e Clet nella galleria di Torino. E i prezzi sono molto interessanti!

Solidworks
Solidworks, per Gli eroici furori, Milano, Paratissima 2013
Solidworks
Solidworks
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PaoPao, Square23artGallery, Torino, Paratissima 2013
PaoPao
PaoPao

4. The Others

Un po’ inquietane il primo impatto all’ingresso per chi come me non era mai entrato in un carcere, ma d’altronde il titolo dell’omonimo film non fa certo pensare a un ambiente sereno e tranquillo. Qui ci sono “gli altri”, ma sarebbe più corretto dire “noantri” (noi, nel mio dialetto veneto). Se ad Artissima la partecipazione straniera va per la maggiore, per scovare gli artisti emergenti italiani bisogna proprio entrare nelle celle e nei bagni dell’ex carcere Nuove.

Un allestimento che costringe alla vicinanza con le persone, in un continuo entra, guarda, scatta ed esci. http://www.theothersfair.com/exhibitors/

Spazi indipendenti, giovani gallerie, associazioni e circoli culturali, non solo made in Turin, ma anche in Milan, Moena, Novara, Carpi, Bologna, Parigi, e vorrei ricordare la Systema Gallery, con sede a Osaka e a Kathmandu, sull’Himalaya, dove spero di tornare quando l’anno prossimo andrò a fare il mio sognato trekking sull’Annapurna. Lo so, sono pessima, torno sempre a parlare di montagna!

E si vive di dialogo, comunicazione e confronto. Sono rimasta soddisfatta del comportamento dei galleristi, in tutti gli spazi, perché li ho visti attenti al pubblico di ogni genere, disponibili a fornire informazioni sulle opere e sugli artisti.

Vi saluto con le immagini dell’artista sicuramente più pop di The Others, Luca De March, e con l’installazione più integrata nelle celle del carcere, 4.37 am Good Morning!, della coppia Elisa Muliere e Maria Savoldi.

The Others Fair, Ex carcere Le Nuove, Torino
The Others Fair, Ex carcere Le Nuove, Torino
Luca De March, The End
Luca De March, The End, 2013
Luca De March, Questa volta non posso fallire
Luca De March, Stavolta non posso fallire, 2013
Luca De March, Questa volta non posso fallire
Luca De March, Stavolta non posso fallire, 2013
Luca De March, Ex Princess No Job Help Me!
Luca De March, Ex Princess No Job Help Me!, 2013
Cella
Elisa Muliere e Maria Savoldi, 4.37 am Good Morning!, 2013, installazione site specific, The Others Fair, Torino
Cella
Elisa Muliere e Maria Savoldi, 4.37 am Good Morning!, 2013, installazione site specific, The Others Fair, Torino
Bagno cella
Elisa Muliere e Maria Savoldi, 4.37 am Good Morning!, 2013, installazione site specific, The Others Fair, Torino

Entomology: la Miuccia Prada & Damien Hirst Bag vs fashion&art system

Entomology

Son passati ormai quindici giorni dalla silent auction che ha messo in vendita le Entomology, le borse in edizione limitata di 20, realizzate da Miuccia Prada e Damien Hirst nel deserto di Doha, nel Qatar.

Entomology
Entomology

Ne parliamo perché ritorna protagonista Sheikha Al-Mayassa. La vendita è avvenuta, infatti, il 9 e 10 ottobre 2013 in occasione della mostra Relics di Damien Hirst presso il Prada Oasis e Damien Hirst’s Pharmacy Juice Bar, e il ricavato delle vendite è stato devoluto al ROTA, Reach Out to Asia, un’organizzazione no-profit presieduta dalla stessa Sheikha Al Mayassa bint Hamad Al-Thani.  http://www.reachouttoasia.org/

Damien Hirst Pharmacy Juice Bar, Doha, Qatar
Damien Hirst Pharmacy Juice Bar, Doha, Qatar

La finalità della Fondazione consiste nel sostegno all’educazione, alla ricerca e al benessere della comunità. La mission di ROTA sta, inoltre, nell’estendere l’assistenza ai paesi asiatici in difficoltà.

La posizione geografica strategica con questi paesi e la conoscenza della cultura e dei bisogni dei popoli asiatici, che rappresentano il 60% dell’immigrazione in Qatar, ha fatto sentire il regno in dovere e in diritto di aiutare le popolazioni a crescere.

Una borsa che riunisce quindi la moda con l’arte e la ricchezza con la povertà.

Con questa borsa Damien Hirst vuole sfidare ancora una volta la paura dell’essere umano, come aveva fatto con lo Shark in The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living.

The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living
The Physical Impossibility of Death in the Mind of Someone Living

 

E vuole sfidare ancora i concetti di bellezza e ribrezzo, di importanza che si dà alla morte, alla morte dell’essere umano o degli animali (gli squali uccisi per creare le sue installazioni, che però possono uccidere gli uomini) e insetti (le ali di farfalle colorate o le mosche nere attaccate a una tela), in base appunto a quanto sono più o meno belli.

Era stata proprio Miuccia Prada, la collezionista d’arte italiana più potente, ad acquistare l’opera Black Sun di Damien Hirst, il cerchio nero che ricorda le opere degli anni 60 e 70 della storia dell’arte, ricoperto interamente di vere mosche morte. Talmente vere e talmente brutte da portare Miuccia Prada a lamentarsi con l’artista della puzza che queste emanavano. 

Black Sun
Black Sun

Evidentemente il matrimonio tra i due ha funzionato e Prada si fa portavoce, con Entomology (entomologia significa studio degli insetti), di una critica verso lo stesso fashion system, oltre che verso il mercato dell’arte.

Quanto è disposta a spendere una fashion victim o un'”art market victim” per un’edizione limitata firmata Prada-Hirst ricoperta di orribili insetti?

Le sue quotazioni saranno pur diminuite negli ultimi anni all’asta, ma certo è che Damien Hirst continua a far parlare di sé e nel lungo periodo non ci si potrà certo dimenticare di lui.

Ogni suo intervento non è casuale, ma anzi lo ritengo geniale. Sta eccedendo purtroppo nella creazione di riproduzioni, perché queste bloccano o causano delle lente rivalutazioni di mercato. Non si sa nemmeno quante altre edizioni di ogni installazione come lo squalo potrebbe produrre finché è vivo. Detta proprio brutalmente, sta cercando di sfruttare il mercato da vivo anziché da morto, e non è certo l’unico.

L’artista è però ancora giovane, come il suo mercato, e ritengo che, come concluso da ArtTactic nell’ultimo report, nel lungo periodo di 15-20 anni ci sarà un ritorno economico importante dagli investimenti nelle sue opere. In sostanza, se potessi lo comprerei.

Sheikha Al-Mayassa: la nuova Peggy Guggenheim del Medio Oriente

Sheikha Al-Mayassa
Sheikha Al-Mayassa
Sheikha Al-Mayassa

Artprice ha pubblicato l’Annual Report sul Contemporary Art Market, che è sempre stato per me come una bibbia per comprendere l’andamento del mercato dell’arte globale.

I paragrafi più interessanti sono certamente quelli inerenti i new players del mercato, Cina, America Latina, Russia e Medio Oriente. Sì, perché il mercato dell’arte è sempre stato legato all’andamento dell’economia in generale e questi paesi rappresentano i nuovi mercati emergenti anche per l’arte.

Il mercato dell’arte contemporanea cinese riflette completamente lo stato dell’economia del grande paese: grandi traffici internazionali e speculazioni nella piazza di Hong Kong da un lato e massimo protezionismo nella Cina continentale dall’altro. Dopo il boom di prezzi in super ascesa tra il 2009 e il 2011, si è tornati a un equilibrio nell’ultimo anno, causato dalla mancanza di pagamenti per molte opere acquistate e per l’alta percentuale (53,9%) di invenduto alle aste del 2012.

Il 26 settembre 2013 è avvenuto però un fatto storico per il mercato dell’arte: ha avuto luogo la prima seduta d’asta per Sotheby’s a Shanghai come casa d’aste indipendente. Prima l’ufficio nella città di Shanghai dal 1994 e poi la joint-venture con la Beijing Gehua Cultural Development Group (GeHua) a Bejing dal settembre 2012, con la costituzione della società a Shanghai Sotheby’s è la prima casa d’aste ad operare in modo indipendente in tutta la Cina continentale.

Ma il mercato che più risulta interessante al momento è il Qatar. Forse perché donna e mia coetanea, sono rimasta affascinata dalla figura di Sheikha Al-Mayassa, la nuova Peggy Guggenheim del Medio Oriente a tutti gli effetti.

Figlia dell’Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al-Thani, è considerata la donna più potente del mondo nel mercato dell’arte. Per ovvi motivi, in Medio Oriente vi sono ingenti risorse finanziarie, nelle mani delle persone tra le più ricche al mondo. Negli ultimi cinque anni si sta costruendo l’identità culturale del paese con l’apertura di nuovi musei nella capitale Doha. Gli artisti e il mercato dell’arte hanno infatti bisogno di un sostegno istituzionale, tramite l’esposizione e la formazione di collezioni pubbliche, per poter essere legittimati dal sistema. Sheikha Al-Mayassa, sostenitrice del Qatar Museums Authority, ha pensato bene di dedicare una fortuna, nel vero senso della parola, all’acquisizione di opere d’arte sia di artisti arabi sia di artisti occidentali, al fine di creare una collezione da fare invidia ai maggiori musei americani.

Doha, capitale del Qatar
Doha, capitale del Qatar

Basti pensare che il budget annuale della famiglia reale del Qatar riservato agli acquisti di opere d’arte è di quasi un miliardo di euro, mentre il budget annuale del MoMA di New York è di circa 32 milioni di dollari. Gli acquisti destinati a ricoprire le pareti dei musei del Qatar incidono così tanto nelle performance di vendita della case d’asta al punto che gli esperti si preoccupano per un eventuale calo del fatturato nel momento in cui le collezioni saranno completate!

Non solo piazza di mercato, quindi, ma anche sede istituzionale dell’arte. Dopo le personali dedicate a Luoise Bourgeois e a Takashi Murakami, a Doha è in corso la mostra Relics di Damien Hirst, al ALRIWAQ Doha Exhibition Space,

ALRIWAQ Doha Exhibition Space
ALRIWAQ Doha Exhibition Space

il cui esterno è stato interamente ricoperto degli spot colorati dell’artista. Nel 2008 era stato inaugurato il vicino Museum of Islamic Art e nel 2010 il Mathaf, l’Arab Museum of Modern Art, dove sono presenti opere risalenti dal 1840 sino ai giorni nostri, di origine medio-orientale ed occidentale.

http://www.damienhirstqatar.qa http://www.mathaf.org.qa

Sotheby’s ha cercato di riunire nello stesso catalogo opere di artisti dell’arte contemporanea provenienti dall’Occidente e dal Medio Oriente, nelle aste di Doha, proprio per incontrare e attirare i gusti della potente Sheikha. La strategia ha funzionato. Il 22 aprile si è registrato il secondo record dell’artista etiope Julie Meretu, con la vendita del dipinto Rising Down a 2,358,212 euro (buyer’s premium incluso). Tra i risultati più interessanti della piazza di Doha, Artprice ci ricorda Icons of the Nile dell’artista egiziano Chant Avedissian, battuta a 1,199,415 euro (buyer’s premium incluso) e Andreas e Mattia del nostro Maurizio Cattelan, aggiudicato per 969,000 euro (Buyer’s premium incluso), quando nel 2006 era stato venduto per € 275,510 euro.

Tra gli acquisti precedenti per le collezioni reali: I giocatori di carte di Cezanne, venduto a 200 milioni di euro nel 2011 e White Center di Mark Rothko venduto per €48 milioni nel 2008.

Maurizio Cattelan, Andreas e Mattia
Maurizio Cattelan, Andreas e Mattia
Mark Rothko, White Center
Mark Rothko, White Center

Poter creare in pochi anni unna collezione di tal punto credo sia un sogno per tutti gli appassionati d’arte!

Allora poi mi chiedo perché in Italia non abbiamo una potente casa d’aste o un potente collezionista che faccia sentire la sua voce! Tra i top 200 collectors del mondo risulta solo un’italiana, Miuccia Prada.

L’identità culturale non abbiamo bisogno di formarla in pochi anni perché ne beneficiamo da millenni. Disperdiamo le nostre risorse per la conservazione dei nostri numerosi beni culturali, a volte anche in malo modo, ma non è una scusante per non rilanciare il nostro mercato dell’arte contemporanea.

Non vorrei cadere in politica, ma se chi vive negli allori del petrolio ha deciso di investire in arte, non sarà solo per prestigio e vanità, ma forse anche perché ha capito che investire nell’arte locale, oltre che in quella nazionale, avrà un ritorno economico e finanziario da cifre a sei e sette zeri?

E’ difficile da far capire ai ministri italiani che han dichiarato che “con l’arte non si mangia“?

Per non parlare dei budget risicati dei musei pubblici italiani e delle tasse più alte in Europa applicate agli acquisti di opere d’arte … son felice di vedere operare in ambito culturale le Fondazioni Prada e Trussardi, ma vorrei che i nostri collezionisti e galleristi con più risorse (che esistono, ci sono e hanno budget da spendere!) giocassero più in casa che all’estero! Ritornando al post sull’asta italiana da Sotheby’s, vorrei vedere più artisti italiani nelle sales di Sotheby’s e Christie’s, non solo (e per fortuna che esistono!) Cattelan, Penone e Pignatelli!

La street art è art o non è art?

Performance di Bansky a New York

cuore bansky cerottiRimbomba dappertutto la notizia del sindaco Bloomberg di New York che dichiara guerra a Bansky e ai murales.

Nel suo blog http://www.banksyny.com/ l’artista mostra le foto dei suoi interventi nella Grande Mela, senza indicare l’indirizzo, con tanto di nota audio per la spiegazione. Tutti alla ricerca del luogo dove poter catturare le sue opere d’arte, ma non per cancellarle, bensì per fotografarle.

Un sindaco che si mette contro un artista “perché rovina la proprietà privata”, quando credo chiunque vorrebbe essere così fortunato da avere un Bansky sulla porta di casa o sul portone del garage, non credo che attiri molta simpatia!

L’artista non si è limitato ai graffiti, ma ha dato il via anche ad alcune performance.

Un ragazzo lustra le scarpe del signor McDonald, incarnante il simbolo del capitalismo americano, attaccato anche già dai fratelli Jake and Dinos Chapman nell’installazione “The Chapman Family Collection” esposta alla Tate, e la performance si ripete ogni giorno all’ora di pranzo davanti a uno dei differenti fast food della catena a new York.

MCDONALD-bansky_performance

Un furgone pieno di animali di peluches urlanti diretti al macello gira per le strade, lasciando i passanti e i commercianti non certo indifferenti, spaventati o divertiti.

Performance di Bansky a New York
Performance di Bansky a New York

http://www.youtube.com/watch?v=WDIz7mEJOeA

Ha fatto vendere le sue tele originali a soli 60 dollari in un banchetto a Central Park, all’insaputa dei passanti e di chi, per sua fortuna, le ha acquistate.

http://www.youtube.com/watch?v=zX54DIpacNE

D’altronde il merchandising generato dai lavori di Bansky (con il rispetto del copyright??) è così diffuso che nessuno avrebbe mai pensato che fossero originali. Basta andare al mercatino di Portobello Road a Londra, nella sua madrepatria, per vedere pile di riproduzioni delle sue opere stampate su forex o cartoline in vendita sui banchetti, per non parlare delle t-shirt che invadono le bancarelle e i negozietti della famosa via londinese (famosa ormai più per i turisti italiani, mai trovata una così alta concentrazione nella capitale britannica, al punto che gli stessi commercianti sono in gran parte italiani).

Quanto durerà il suo soggiorno a New York? Quale sarà la sua opera di oggi o quella di domani? Per fortuna esistono le testimonianze del suo blog, dal momento che alcuni suoi interventi sono già stati purtroppo cancellati, come già accaduto per molti a Londra.

Ma la street art è art o non è art? Certo, i suoi lavori valgono eccome, sono stati battuti anche all’asta, ma non è l’unico a decorare le pareti di case ed edifici. Preciso “decorare“, perché ovviamente credo che a nessuno piacciano quelle scritte di writer che “imbrattano” non solo proprietà private, ma anche monumenti.

La London east, quella che era tra le zone più povere, ha visto negli ultimi anni una rivalutazione e una rivoluzione culturale, anche grazie alla street art. Palazzi e condomini di mattoni, non certo simboli della Londra ricca e benestante, sono diventati vere e proprie opere d’arte e hanno contribuito a creare un paesaggio urbano che ritengo affascinante, per come siano bene integrati il vecchio e il nuovo. Il nuovo sì, perché qui si sono costruiti palazzi e grattacieli a vetri, sedi di uffici e banche. Ora andare a ballare nei club dell’east London fa figo, tra hypsters e musica elettronica dei dj più emergenti.

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Victoria Miro ha aperto qui la sua galleria dieci anni fa, lanciando una scommessa che si è dimostrata vincente, sia per il quartiere, sia “per e grazie” a lei stessa, che è tra le galleriste d’arte contemporanea più influenti di Londra e alla galleria con lo spazio più bello che abbia mai visto.

http://www.victoria-miro.com/

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cortile della Victoria Miro Gallery
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vista da una finestra della galleria

Io mi sono innamorata di Brick Lane, e ammetto di aver fotografato più graffiti che potevo, con la speranza di scoprire poi che fosse un Bansky!

Uno l’ho azzeccato, anche se ormai rovinato: gli spruzzi viola che scendono dalle ruote dell’auto sono suoi!

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Su tripadvisor potete trovare le recensioni allo Street Art London Tour, con le foto scattate dai viaggiatori ai murales della città. http://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g186338-d2042159-Reviews-Street_Art_London_Tours-London_England.html

E in Italia? Vorreste un po’ più di street art? Tutti quei negozi che chiudono ogni giorno, per nostro malgrado, non sarebbero più belli e meno deprimenti con delle serrande decorate come queste?

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Spero sempre che a Bansky venga la bella idea di venire a Milano a imbellire un po’ la città.

Ma sono anche speranzosa e fiduciosa dell’opera dei nostri artisti italiani. Dovrebbero essere i commercianti e i proprietari di quei numerosi palazzoni orribili della città a richiedere che le pareti vengano ricoperte di bei murales! Sarei addirittura a favore di un incentivo statale o comunale, visto che in passato è stato permesso di costruire certi “obrobri” dal piano regolatore!

A far chiacchierare di sé in Italia è, invece, ancora uno “straniero”, l’artista francese Clet Abraham, attivo nel nostro paese dal 1990, conosciuto per i suoi scherzetti con i segnali stradali. Attualmente si trova a Firenze, dopo aver operato a Torino, Milano, Roma, Bologna, Lucca e Palermo.

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“Qualcuno la sta dicendo grossa”

strada dissestata clet abraham

Se volete conoscere qualche artista italiano e avete occasione di passare per il lago di Como, sino al 4 novembre 2013 sono in mostra le opere di StreetScape 2 http://www.comon-co.it/it/streetscape2/, nell’ambito delle iniziative di ComOn Art http://comon-co.it/, tra le piazze e i cortili della città, a cura di Chiara Canali e Ivan Quaroni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Art Company. L’Unindustria di Como ha supportato il progetto per la Settimana della Creatività.

Non solo murales, dell’artista Michael Rotondi, e le affissioni di Paolo De Biasi, ma anche sculture e installazioni che dialogano con l’estetica dei luoghi, degli artisti Giulio Zanet e Sabrina Casadei, Alberto De Braud, Duilio Forte, Vanni Cuoghi, Atomo e Mastro, Valerio Saltarelli Savi, Massimiliano Pelletti.

Un po’ di buona street art non fa male, anzi fa bene agli occhi e allo spirito, mentre passeggiamo tra le nostre città, a volte meravigliose, ma a volte grigie e fredde, che necessitano anche solo di un po’ di colore.